Minibot: apriti cielo!

2 luglio 2019 

Ha suscitato una gran bagarre la mozione approvata dal Parlamento, all’unanimità, nella quale si conferisce, tra l’altro,  mandato al governo di verificare la possibilità di pagare alcuni debiti commerciali della Pubblica Amministrazione, tramite degli strumenti chiamati “minibot”, proposta da tempo perorata con forza dalla Lega, in particolare da Claudio Borghi.

Addirittura si è scomodato Draghi che ha tuonato: o sono moneta e quindi illegali, in quanto la stampa di moneta, nell’Eurozona, non è consentita agli Stati, oppure, si tratta di emissione di debito aggiuntivo, assolutamente sconsigliabile per  l’Italia che anzi, si dovrebbe impegnare a ridurlo, nell’ambito degli accordi europei di fiscal compact.

Bini Smaghi ha twittato lapidario: sono senza scadenza, senza rendimento, verrebbero accettati dallo Stato  per pagare le tasse, sono moneta!

Più in generale, molti sostengono che i minibot sarebbero un primo tentativo di introdurre una moneta parallela, al fine di preparare una uscita dell’Italia dall’Euro, idea da tempo accarezzata da Claudio borghi.

Borghi , da parte sua, replica che non si tratterebbe di moneta, sarebbe semplice  debito, ma non  aggiuntivo, in quanto andrebbe a sostituire debiti  che lo Stato già ha nei confronti di imprese che hanno eseguito lavori. In altri termini, per Borghi, i minibot sarebbero necessari per  pagare i debiti commerciali, ancora oltre 50 miliardi, che lo Stato ha da anni  nei confronti di molte imprese, quindi per risolvere un problema gravissimo che attanaglia la nostra economia.

Questi minibot, nell’idea di Borghi, dovrebbero essere cartacei, di piccolo taglio, senza scadenza, senza interessi,  potrebbero essere scambiati fra privati, ma non ci sarebbe obbligo di accettazione;  lo Stato si impegnerebbe ad accettarli come strumento di pagamento delle tasse e questo ne garantirebbe il valore facciale.

Su che cosa ha ragione Borghi e la Lega? Sicuramente sul fatto che finalmente ci si focalizza  sulle vere cause della crisi dell’Italia, indotte in particolare dalla struttura difettosa dell’Euro che induce, tra l’altro, una endemica carenza di liquidità nei paesi più fragili  dell’eurozona, proprio quando ne avrebbero più bisogno, proprio nelle fasi di crisi (a questo proposito leggi anche l’articolo. “Steve Keen: lettera aperta a Bruxelles). L’eurozona è frutto di un impianto ideologico di matrice neoliberista in cui   tutte le decisioni di politica monetaria della BCE , per avere effetti sull’economia reale,  devono passare attraverso la cinghia di trasmissione delle banche private e tutte le decisioni di politica fiscale sono pesantemente condizionate dal fiscal compact, con il risultato che soprattutto i paesi più deboli hanno le mani legate  e devono fare politiche di rigore, anche quando servirebbero politiche espansive.   Quando si verifica una crisi, come del 2008, nei  paesi più deboli, le banche smettono di prestare, la liquidità   si dirige verso la Germania (che peraltro non la sfrutta appieno perché fa pochi investimenti rispetto al suo potenziale),  lo Stato deve fare austerità e le famiglie e le imprese si ritrovano  senza liquidità. Quindi i meccanismi dell’eurozona amplificano le disparità fra paesi. Tutto il contrario dei principi di  solidarietà che avrebbero  dovuto ispirare l’Unione Europea. E la Lega ha ragione a sostenere che uno dei problemi più importanti da risolvere sia quello di fornire liquidità a famiglie ed imprese.

Il governo attuale ha un compito difficilissimo da espletare. Fino a quando avevamo governi che andavano con il cappello in mano a Bruxelles ed eseguivano acriticamente i compitini assegnati, non sognandosi di avanzare legittime critiche al difettoso  impianto neoliberista dell’Euro, calato dall’alto come unico modello ineluttabile, l’azione  era facile. Certamente dannosa per noi, ma la medicina somministrata,  avvelenava il malato piano piano, quindi gli effetti negativi si diluivano negli anni.

Ora che si è determinati a fare valere i nostri interessi affinchè l’impianto europeo possa funzionare meglio e possa garantire uno sviluppo più equilibrato di tutti i paesi dell’Eurozona, il rischio di commettere errori è molto alto ed è fondamentale dotarsi di una strategia ben precisa (cfr. articolo: L’Italia deve avere una strategia: la prossima recessione mondiale non è lontana).

I minibot concepiti da Borghi, pur essendo in  linea generale una buona idea per immettere liquidità aggiuntiva nel sistema economico, per come sono stati ideati nel dettaglio, finiscono per essere un autogol, sia a livello comunicativo che di sostanza.

Il fatto che sia Borghi, in prima linea,  a promuovere il progetto minibot,  consente ai critici di argomentare facilmente che il fine ultimo dei minibot sia agevolare un’uscita dell’Italia dall’Euro. In fondo lui stesso in passato non ha fatto mistero che fossero concepiti come uno strumento prodromico all’eurexit.

Nell’idea di Borghi sono concepiti in forma cartacea, di piccolo taglio e senza interessi e questi aspetti consentono ai critici di potere argomentare che queste siano caratteristiche assimilabili alla “moneta”. In realtà ha ragione Borghi a sostenere che si tratti di “debito”, ma a questo punto, per silenziare qualsiasi voce critica,  non converrebbe concepirli in forma elettronica e prevedere comunque un rendimento? Ciò determinerebbe  tanti vantaggi: eliminerebbe i rischi di falsificazione e gli elevati  costi di gestione del cartaceo, li renderebbe più facilmente gestibili dal sistema bancario, incentiverebbe chi li detiene,  a non liberarsene  rapidamente per pagarci le tasse, perché avrebbe la possibilità di lucrare un interesse.

Borghi ha ragione quando dice che si tratta di debito non aggiuntivo in quanto andrebbe a saldare debiti commerciali che già lo Stato ha, ma omette di dire che nel momento in cui i detentori li utilizzassero per  pagarci le tasse, comunque si creerebbe un deficit aggiuntivo, in quanto lo Stato avrebbe  minori introiti.

 Quindi sostenere che emetti minibot  per saldare i 50 miliardi di debiti pregressi della PA, senza specificare la dimensione annuale delle emissioni,  è un grave errore di comunicazione e di sostanza perché mandi in fibrillazione l’Unione Europea, ma cosa più importante, i mercati,  perché cominciano a temere che l’Italia si possa dover trovare, se tutti i detentori se ne sbarazzassero per pagare le tasse, con un deficit aggiuntivo monstre di oltre 50 miliardi. Per pagare questi debiti pregressi, sarebbe preferibile usare  altre forme di cartolarizzazione altrettanto efficaci che non andrebbero ad incidere sul deficit pubblico (vedi proposta di Marcello Messori).

Anche qui, devi avere una strategia coerente. Se il tuo primo obiettivo è  uscire dall’Euro, allora puoi percorrere questa strada. Se invece l’eurexit è l’ultima ratio e prima vuoi tentare in ogni modo di verificare se sia possibile modificare alcune regole europee (cfr. articolo: L’Italia deve avere una strategia: la prossima recessione mondiale non è lontana), occorre molta più prudenza. Se comunichi all’UE e ai mercati che vuoi introdurre i minibot per pagare alcune forme di  debito  dello Stato,  devi dire chiaramente che ne vuoi emettere ogni anno una quantità compatibile con i limiti di deficit europei.

Quindi, potrebbe essere una buona idea emettere minibot in forma elettronica, con un interesse che incentivi a detenerli come forma di investimento,   emetterli ogni anno,   calibrandoli sulle previste esigenze in base all’andamento dell’economia, in quantità compatibile con il limiti  europei. Non li emetti  tutti in una volta  per pagare i debiti pregressi monstre della pubblica amministrazione, ma li introduci come mezzo di pagamento permanente di alcune tipologie  di debito della pubblica amministrazione. 

Perché li emetti? Offrono   vantaggi rispetto ai  semplici BTP perché sono detenuti  da italiani e quindi ti stabilizzano il debito, perché ti evitano di andare a chiedere ulteriori soldi al mercato ed essendo senza scadenza, se gli italiani decidono di tenerseli come  investimento e/o  di creare  un mercato di scambio come fanno con i normali titoli di stato, evitando di correre a pagarci le tasse,  riesci ad aumentare la liquidità nel sistema, gravando molto limitatamente sul deficit pubblico .