Il sistema bancario crea moneta e la moneta non è neutrale!

29 ottobre 2019

Sembra incredibile, ma a distanza di più di 10 anni dalla  grande crisi del 2008 e dopo quasi un decennio di  enpasse dell’Eurozona,  i cosiddetti economisti “mainstream” sembrano non essere in grado di fornire ricette risolutive. Chi sono questi economisti? Semplicemente coloro che, con varie sfumature,  hanno aderito alla scuola “monetarista”, dagli anni ‘80  diventata riferimento  ideologico  dominante.  In Italia ne abbiamo svariati rappresentanti, soprattutto in Bocconi, che sono più realisti del re, dell’indiscusso capo della scuola monetarista, Milton Friedman. Quali sono i capisaldi del loro  pensiero? Il mercato è in grado di  autoregolarsi, gli individui sono in grado fare  previsioni e scelte razionali, il mercato può autonomamente  raggiungere equilibri di produzione e reddito di piena occupazione, la moneta ha solamente funzione di mero mezzo di scambio ed è quindi neutrale, cioè non è in grado di influire  sulle variabili reali dell’economia, quindi il reddito, la distribuzione della ricchezza, l’occupazione. Per  loro, l’unico modo per aumentare la ricchezza e la produzione, è quello di fare riforme che rendano più competitive le imprese, in primis, andando ad agire sul mercato del lavoro. Per usare una terminologia cara agli economisti, parlano sempre di riforme che dovrebbero agire dal lato dell’”offerta”

Per i monetaristi lo Stato deve essere ridotto al minimo e la gestione di politica monetaria, ad opera   della banca Centrale, può avere effetti solo sull’inflazione ed un eccessivo attivismo degli Stati e delle  Banche Centrali, finisce per determinare effetti negativi quali  la  creazione di bolle speculative, il  conseguente crollo dei valore delle attività finanziarie e la recessione.

 Per Milton Friedman, la crisi del ’29 fu  imputabile ad errori di politica monetaria fatti dalla FED e, se fosse ancora in vita, probabilmente, oggi liquiderebbe la crisi del 2008 con argomentazioni simili.

I modelli econometrici elaborati dai monetaristi, molto rigorosi ed ineccepibili dal punto di vista formale, semplicemente non contemplano il ruolo del “sistema bancario” e della Finanza. Per i monetaristi, le banche sono semplici  intermediari,  che quindi non possono dare luogo ad una  contrazione/recessione del sistema economico.

Vi suonerà familiare che la gran parte degli economisti mainstream, abbiano liquidato la crisi del 2008 e dell’Eurozona, attribuendo la responsabilità alla FED per la prima e ai cattivi  Stati europei del Sud, con un debito pubblico troppo elevato,  per la seconda. In sostanza, per i monetaristi,  Greenspan avrebbe attuato una politica monetaria esageratamente accomodante, di tassi troppo  bassi,  per troppo tempo,  e avrebbe creato la bolla immobiliare e finanziaria che inevitabilmente sarebbe scoppiata provocando la recessione mondiale.

In realtà, pur attribuendo  a Greenspan una parte di responsabilità, non si può certo sostenere che abbia fatto tutto da solo! Il sistema finanziario ha  contribuito in modo determinante alla creazione della bolla e al relativo scoppio della stessa, mettendo in atto pratiche e comportamenti lontanissimi da quelle “scelte razionali” che i monetaristi attribuiscono agli operatori privati. Sono evidenti gli errori commessi dagli operatori finanziari che davano mutui allegramente, senza le necessarie garanzie  reddituali e patrimoniali, acquistavano strumenti finanziari che poi si sono rivelati carta straccia, i banchieri che spingevano, attratti da bonus milionari, i prestiti a imprese e famiglie, forzando oltre misura i coefficienti patrimoniali delle proprie aziende di credito.

Che dire poi della crisi dell’Eurozona? E’ oramai palese che abbia avuto origine da un problema di squilibri di bilancia dei pagamenti fra i  paesi aderenti all’Euro, quindi un problema di eccessivo debito privato di alcuni paesi  e consumi e indebitamento troppo basso della Germania. Gli Stati, in assenza di un principio di coordinamento e solidarietà,   hanno dovuto sanare questi squilibri aumentando il proprio indebitamento pubblico. I monetaristi ovviamente si sono scagliati  contro l’eccessivo indebitamento assunto dagli Stati, invocando politiche di austerità e non si sono sognati di prendersela con gli errati meccanismi dell’Euro, che determinano un eccessivo indebitamento “privato” di alcuni paesi e  troppo basso di altri .

Parafrasando le parole del premio Nobel Joseph Stiglitz, buona parte delle responsabilità della  crisi del 2008, sarebbe da attribuire a quegli economisti che hanno fornito modelli di mercati che si autoregolavano, di mercati efficienti.  Stiglitz si augura che questo paradigma economico che ha dominato in questi anni venga definitivamente archiviato. Ovviamente si riferisce  alle idee dei  monetaristi.

Ma perché il monetarismo ha così evidentemente fallito?  Il motivo è da ricercarsi principalmente nel fatto che considera  la moneta “neutrale” e  non ritiene che il  “sistema bancario” possa creare moneta, per i monetaristi la moneta è creata solamente dalle Banche  Centrali.

In realtà, nel secolo scorso, economisti di grande peso quali Schumpeter, Hicks e lo stesso Keynes si erano interrogati ampiamente sul ruolo giocato dal “sistema bancario” nel “creare moneta”. Ed avevano maturato la convinzione che è il “sistema bancario” a creare  la quasi totalità della moneta in circolazione e non le Banche Centrali. Concetti attualmente ripresi  ampiamente da economisti Keynesiani quali Steve Keen.  E la stessa Banca d’Inghilterra ha dovuto sorprendentemente ammettere, in un documento  pubblicato nel 2014 (Money creation in the Modern Economy), che la convinzione dei monetaristi, che sia la sola Banca Centrale a creare moneta nel sistema economico, sia semplicemente errata. Il 90% della moneta che circola nel sistema economico è da ricondurre all’attività creditizia del “sistema bancario privato”. E’ moneta/credito che viene creata dal nulla ed alimenta e accompagna le fasi di espansione e quando peggiorano le prospettive di crescita dell’economia, le banche revocano prontamente i prestiti  e quindi distruggono la moneta precedentemente creata, giocando un ruolo decisivo nella determinazione di  gravi crisi, di cui quella del 2008 è un evidente esempio.

Quindi, la moneta bancaria, contrariamente a quanto pensano i monetaristi, non è affatto neutrale: influisce in modo determinante sulla crescita dell’economia reale, sulla crescita del  reddito, dell’occupazione, della produzione e gioca un ruolo determinante anche nella distribuzione del reddito e nella creazione di bolle speculative e conseguente crollo e recessione dell’economia.

Anche dopo  la crisi del 2008, le Banche Centrali hanno continuato a muoversi con logiche di  pura matrice “monetarista”. Lo stesso “quantitative easing”,   attuato per la necessità di fornire liquidità al sistema bancario che stava per saltare, ha avuto effetti limitati perché è stato attuato stampando moneta che è stata destinata esclusivamente alle banche, lasciando alle stesse sempre la libertà di decidere se impiegarla nell’economia reale o tenersela placidamente parcheggiata preso la Banca Centrale . Anche in questo caso è prevalsa l’ideologia dominante secondo la quale le banche private sarebbero state comunque  in grado di allocare meglio le risorse rispetto al decisore pubblico e tutto ciò si è verificato  nonostante si fossero palesate evidenze che la crisi era stata originata da  errori di valutazione commessi dal settore “bancario privato”.     

Se ti liberi degli assiomi del monetarismo, della convinzione che le banche siano semplici intermediari e che non sia importante inserirle nei modelli “macroeconometrici” come attori fondamentali, sei in grado di vedere la realtà con un’ottica diversa. Capisci  che la moneta/credito delle banche può creare inflazione e perturbazioni economiche almeno al pari  della moneta creata dalle Banche Centrali, perché il “sistema bancario” non agisce sempre secondo  logiche razionali e di autoregolazione atte a garantire equilibri economici di piena occupazione.

Allora sei in grado di non considerare un tabù alcune forme di monetizzazione di debito pubblico e privato. Potresti elaborare  dei modelli econometrici nei quali simuli la possibilità di aumentare la quota di moneta stampata dalla Banca Centrale a detrimento della quota rappresentata dalla Moneta bancaria (oggi il 90%), riducendo  magicamente il debito pubblico e privato.

Non si tratta di tornare ai sistemi di monetizzazione dei debiti e deficit pubblici degli anni ’70, dove molte Banche Centrali, tra cui la nostra,  erano ostaggio dei  decisori di politica fiscale, quindi non erano indipendenti e ciò poteva determinare indesiderate spinte inflazionistiche.

 Si tratta però di prendere atto che sia la moneta bancaria che quella stampata dalle Banche Centrali, possono essere moneta buona o cattiva a seconda dell’uso che se ne fa.

In un mondo dominato per 40 anni dai monetaristi appare oramai evidente che la moneta bancaria abbia assunto un ruolo esagerato. Viviamo in un mondo pieno di debiti privati e pubblici. L’eccessivo debito privato ha generato la crisi. Per salvare il sistema, gli Stati hanno aumentato enormemente il debito pubblico. E’ forse giunto il momento di cominciare a dibattere e a studiare gli effetti dell’aumento dell’emissione di moneta delle Banche Centrali al fine di perseguire politiche di parziale monetizzazione dei deficit e dei debiti pubblici.    

Per quanto riguarda l’Italia e l’Europa, In quest’ottica,  risulta un primo passo interessante la proposta avanzata nel 2017  dall’ ex Ministro dell’economia Tria e da Renato Brunetta,  in merito all’opportunità di lanciare un programma di investimenti europei finanziato mediante stampa di moneta e quindi senza creare debito aggiuntivo. Con tutte le cautele del caso ed i vincoli che si potrebbero prevedere, si tratterebbe di finanziare uno stimolo fiscale  mediante stampa di moneta, quindi utilizzando la politica monetaria. E’  una proposta ardita, in un mondo ancora dominato da economisti monetaristi, ma  confidiamo che si creino rapidamente  i presupposti per l’elaborazione  di un nuovo paradigma economico.