Una proposta per ridurre il fardello del debito pubblico italiano

26/07/2015

Cliccando il link  potete visionare la proposta Fratianni/Rinaldi/Savona  di riduzione degli oneri e dello stock di  debito pubblico   italiano mediante una rimodulazione delle scadenze, delle cedole e la vendita di parte del patrimonio pubblico, quest'ultima da effettuarsi con la creazione di un fondo dove dovrebbe confluire parte del patrimonio pubblico, fondo che dovrebbe essere sottoscritto, su base volontaria,  da privati e istituzioni (http://docs.dises.univpm.it/web/quaderni/pdfmofir/Mofir081.pdf).

 

I critici ne mettono in dubbio la realizzabilità tecnica, per la difficoltà di valorizzare il patrimonio pubblico che dovrebbe  confluire nel fondo, per la difficoltà di  convincere gli eventuali investitori ad  effettuare una rimodulazione del debito su basi volontarie, per il non facile calcolo delle maggiori spese correnti cui lo Stato andrebbe incontro per corrispondere canoni di locazione su alcuni degli immobili alienati.   

I  professori l'hanno concepita nel 2013: lo scopo era quello di  abbattere in un sol colpo l'enorme debito pubblico italiano di circa 400 miliardi, riportandolo sotto la soglia del 100% del PIL (oggi servirebbero maggiori risorse perché nel frattempo il debito è ulteriormente aumentato).

Una proposta analoga è stata avanzata anche dall'ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio  e dall'ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi  Salerno Aletta (http://www.economy2050.it/debito-pubblico-monorchio-salerno-tagliadebito/).

Anche l'economista Lucrezia Reichlin sostiene che il debito pubblico italiano andrebbe ristrutturato (leggi qui: http://it.adviseonly.com/blog/economia-e-mercati/politica-e-societa/intervista-esclusiva-reichlin-cosa-deve-fare-renzi-in-europa/), in questo caso, la Rechlin, tenendo fede alla sua provenienza da un'area culturale di sinistra, vorrebbe farlo su basi obbligatorie, imponendo di fatto un'altra tassa ai sottoscrittori di BOT e BTP (attualmente circa il 70% del debito pubblico è in mano ad italiani,  quindi sarebbe l'ennesima tassa che andrebbe a colpire gli italiani ).

Tutte queste proposte, avanzate trasversalmente sia da ambienti di destra/liberali (Savona) che di sinistra (Reichlin, Fassina), partono da un ragionamento semplice: il debito pubblico italiano, inserito nel contesto delle regole europee, risulta insostenibile e quindi, prima che ce lo vengano a chiedere i mercati e/o l'Europa, giochiamo d'anticipo e proponiamo una ristrutturazione del nostro debito:  allunghiamo le scadenze, abbassiamo i tassi d'interesse, creiamo un fondo dove fare confluire patrimonio dello Stato (proposte Savona, Monorchio).  

In fondo, piacerebbero anche ai tedeschi e all'Ue, dato che per loro la priorità  è quella di tenere sotto controllo i conti pubblici. Per l'UE, se l'Italia dovesse mostrare una insostenibilità del debito pubblico, con conseguenti pericoli per la stabilità dell' Eurozona, l'opzione migliore sarebbe quella di mettere le mani in tasca agli italiani (dato che hanno una ricchezza privata elevata) , con una patrimoniale o, al limite, ristrutturando il debito pubblico (che sarebbe una patrimoniale mascherata) . 

Se leggete l' articolo di Keen ( Steve Keen: Lettera Aperta a Bruxelles) potete facilmente comprendere che questi provvedimenti, se  non accompagnati da una strategia che consenta il recupero di  una forma di sovranità monetaria dello Stato,  finirebbero per aggravare la situazione dell'Italia. Come dice Keen, l'economia privata è entrata in crisi perchè i  tre settori (banche, Stato e settore estero) hanno contemporaneamente smesso  di svolgere il loro naturale ruolo di prestatrici nette di denaro per il settore privato (famiglie ed imprese).  Le banche hanno smesso di prestare per la crisi, lo Stato ha smesso di fare deficit per il rigore imposto dall'Europa, e il settore estero ha smesso di fare surplus per una moneta sopravvalutata che rende poco competitive le nostre merci e rende artificiosamente a buon mercato i prodotti importati. Se è vera la diagnosi di Keen e noi pensiamo che sia corretta, come possiamo ipotizzare di risolvere la crisi togliendo ulteriori risorse al settore privato tramite una ristrutturazione del debito? Questi provvedimenti andrebbero a peggiorare la situazione dell'economia italiana senza peraltro incidere minimamente su quelle regole imposte dall'Europa che ci hanno portato al disastro. E' vero che anche  la proposta di Keen , di reintrodurre monete complementari all'Euro  e di ridenominare il debito pubblico (vedi articolo: Anche il top economista Steve Keen ci dice che dobbiamo reintrodurre monete nazionali complementari all'Euro), non sarebbe indenne da rischi e da penalizzazioni per i detentori del debito pubblico, ma verrebbe realizzata in un contesto di  nuove regole che ci  farebbero recuperare la sovranità monetaria e fiscale, e ci porterebbero  a creare le basi per una rinascita della nostra economia. Invece, le proposte di ristrutturazione del debito, all'interno delle regole UE, non eviteranno il declino inesorabile delle nostre piccole e medie imprese, del nostro mercato interno, dell'occupazione, non aumenteranno il grado di libertà di fare impresa. Sono proposte ragioneristiche che hanno il solo scopo di presentare conti pubblici in ordine, in ossequio alle politiche perseguite dall'Unione europea. I presunti risparmi ottenuti,  in termini di minori interessi pagati sul debito pubblico sarebbero, anche secondo le previsioni più ottimistiche,  dato l'attuale livello dei tassi d'interesse, nell'ordine di 10/30 miliardi l'anno, magari da utilizzare per abbassare le tasse a quelle stesse persone e imprese a cui ,con l'altra mano, lo Stato toglierebbe una cifra ben maggiore, con la ristrutturazione del debito. Numeri ben lontani dalla cura shock di cui avrebbe bisogno l'Italia: un abbassamento delle tasse e/o maggiori investimenti pubblici nell'ordine   di 80/100 miliardi, in un sol colpo (vedi articolo:Steve Keen: Lettera Aperta a Bruxelles) 

Non ci stupisce che le avanzino certi ambienti della sinistra che sono stati sempre grandi sostenitori di questo tipo d'Europa. Che oggi vedono la profonda crisi in cui versa l'economia italiana, ma stentano ad individuarne le reali cause. Per loro, se l'economia italiana va male, è colpa solamente dell'evasione fiscale, della burocrazia ecc. ecc. Non sono minimamente sfiorati dall'idea che la principale causa sia da ricondurre a regole europee scellerate.

Diversa è la posizione del   professor Savona. Se leggi i suoi libri capisci che è stato da sempre perfettamente conscio degli effetti nefasti del Trattato di Maastricht. Da epoca non sospetta, denuncia i rischi  a cui l'Italia si sarebbe esposta con la rinuncia alla sovranità monetaria, in conseguenza  dell' adesione all'Eurozona . Non ha mai fatto mistero della sua convinzione che l'Italia si dovrebbe dotare di un piano B, di uscita dall'Euro. Riteniamo che  il professore sia ben conscio che la sua proposta di ristrutturazione del debito, non possa da sola consentire la rinascita dell'economia italiana, senza che sia accompagnata da un piano strategico di  recupero della sovranità monetaria.