PAUL KRUGMAN

Paul Robin Krugman è un economista e saggista statunitense. Attualmente professore di Economia e di Relazioni Internazionali all'Università di Princeton, ha vinto il Premio Nobel per l'economia 2008.

Krugman è famoso nel mondo accademico per i suoi studi riguardanti la teoria del commercio, lavori nei quali espone modelli presentando i vantaggi che le economie dei paesi potrebbero derivare dall'imposizione di barriere protezionistiche, e per i suoi libri di testo sulle crisi valutarie e sull'economia internazionale, in particolare sull'analisi degli effetti reali delle fluttuazioni dei tassi di cambio. È stato critico della New Economy degli anni novanta del XX secolo, dei regimi di cambio fisso dei paesi sud-est asiatici e della Thailandia prima della crisi del 1997, delle politiche attuate dai governi per difendere i cambi fissi sui quali specularono fondi speculativi (quali Long Term Capital Management) prima della crisi debitoria russa del 1998.

La filosofia economica di Krugman può essere descritta come neo-keynesiana. Proprio lui ha tentato di rendere accessibile questo filone degli studi economici in testi divulgativi come "Peddling Prosperity" (uscito in Italia col titolo "L'incanto del benessere"), nel quale critica le politiche dei Repubblicani nei tardi anni ottanta e nella prima metà degli anni novanta.

Krugman è stato, inoltre, apertamente critico verso la politica interna ed estera dell'amministrazione di George W. Bush. È membro del Gruppo dei Trenta dal 1988, che riunisce economisti noti a livello internazionale.

fonte:Wikipedia

Ha definito l'Euro un progetto campato in aria (vedi articolo), una moneta che è stata creata  in spregio ai più elementari principi della teoria economica (vedi Teoria delle aree valutarie ottimali).

Tuttavia, ritiene che sia importante salvare il progetto politico europeo, altrimenti "il fallimento del più grande progetto della storia, innescherebbe insurrezioni populiste e nazionaliste". Sostiene che  la Germania, che con l'introduzione dell'Euro ha tratto grande giovamento in termini di scambi commerciali infracomunitari,  dovrebbe essere meno egoista e accettare di pagare meglio i propri lavoratori per consentire loro  di consumare di più all'interno dell'area Euro.  Pertanto la Germania  dovrebbe accettare più inflazione, per non costringere i paesi deboli a fare deflazione salariale e politiche di  austerità. Anche la BCE dovrebbe perseguire una politica monetaria  più aggressiva e meno ossessionata dall'inflazione.

Nessuno capisce il debito, di Paul Krugman

 

foto:nova3.com

 

Pubblicato su New York Times 9 febbraio 2015

da www.fataturchinaeconomics.com

Molti economisti, inclusa Janet Yellen, considerano le difficoltà economiche a partire dal 2008 in larga parte come una storia di “riduzione dei rapporti di indebitamento” – un tentativo simultaneo da parte dei debitori di ridurre, quasi dappertutto, le loro passività. Perché la riduzione dell’indebitamento è un problema? Perché la mia spesa è il tuo reddito, e il tuo reddito è la mia spesa, cosicché se tutti abbattono le spese allo stesso tempo, i redditi scendono dappertutto.

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Il test greco dell’Europa, di Paul Krugman

foto:controlacrisi.org


pubblicato New York Times 30 gennaio 2015
www.fataturchinaeconomics.com

Il test greco dell’Europa, di Paul Krugman

New York Times 30 gennaio 2015

Nei cinque anni (!) che sono passati dal momento in cui ebbe inizio la crisi dell’euro, il pensare lucidamente è stata merce davvero rara. Ma questo appannamento deve oggi aver termine. I recenti eventi in Grecia avanzano una sfida fondamentale per l’Europa: è nelle condizioni di mettersi alla spalle i miti ed i moralismi, e di misurarsi con la realtà, in un modo che rispetti i valori fondamentali del continente? Se non lo è, l’intero progetto europeo – il tentativo di costruire pace e democrazia attraverso una prosperità condivisa – subirà un colpo terribile, forse mortale.

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