ROBERT MUNDELL

Robert Alexander Mundell  è un economista canadese, vincitore del premio Nobel per l'economia nel 1999, «per la sua analisi della politica fiscale e monetaria in presenza di diversi regimi di cambio e per la sua analisi delle aree valutarie ottimali».

Ha insegnato nell'Università di Chicago e alla Columbia. È conosciuto per la teoria delle aree valutarie ottimali elaborata nel 1961.

fonte: wikipedia

L’EUROZONA NON E’ UN’AREA VALUTARIA OTTIMALE, IL CROLLO DELL’EURO ERA GIA’ SCRITTO

pubblicato da: tempesta-perfetta.blogspot.it 22 marzo 2012

 

 

Forse non tutti conoscono la teoria dell’area valutaria ottimale (AVO in italiano e OCA in inglese, Optimum Currency Area), che descrive i criteri per i quali due o più stati possono avere dei vantaggi e delle convenienze economiche ad abbandonare le loro monete nazionali e ad adottare un’unica moneta comune. Questa teoria è stata tirata in ballo più volte per dimostrare che l’Unione Monetaria Europea non poteva reggere a lungo perché non rispettava quasi nessuno dei criteri richiesti per la creazione di un’area valutaria ottimale.
In un periodo in cui l’euro sta dimostrando tutti suoi limiti e la sua debolezza, forse è bene fare un ripasso della teoria dell’area valutaria ottimale, per dimostrare ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno (e forse in questa fase storica di oscurantismo culturale il bisogno c’è e eccome) che quando l’intelligenza e la razionalità umana si mette al lavoro per descrivere il reale funzionamento dei fenomeni non c’è fanatismo di sorta che regga. Nonostante abbiano tutti i dati e le evidenze contro, i fanatici tecnocrati europei, i loro politici fantoccio, i giornalisti e gli economisti di regime a loro devoti sono infatti gli unici ad essere ancora convinti che l’euro va bene così com’è e indietro non si torna.
Ma andiamo per gradi. La teoria delle aree valutarie ottimali è stata elaborata dall’economista canadese Robert Mundell nel 1961, con la pubblicazione di un articolo in cui venivano esposti i vantaggi e gli svantaggi del regime dei cambi fissi o flessibili delle monete, stabilendo quindi i criteri per cui un regime di cambio fisso (area valutaria o unione monetaria fra due o più stati) risulta preferibile rispetto all’adozione di un regime di cambio flessibile (oscillazione libera dei tassi di cambio delle monete di due o più stati). Mundell prese in considerazione come modello di indagine la più grande unione monetaria esistente in quel periodo, gli Stati Uniti d’America, per fare poi delle considerazioni generali sui paesi che avrebbero avuto convenienza a fare accordi di tipo monetario (area valutaria con banda di oscillazione rigida dei cambi) o addirittura ad adottare la stessa moneta (unione monetaria).

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