Steve Keen: Lettera Aperta a Bruxelles

16 luglio 2015
 
Una lectio magistralis dell'economista Steve Keen che spiega agli europei il reale funzionamento dell'economia. Non la puoi capire se non prendi in considerazione i flussi monetari tra settori. In sintesi, da un punto di vista monetario, un'economia di un paese può essere vista in termini  di cinque settori fondamentali: famiglie, imprese, settore pubblico, banche e settore estero. Solamente gli ultimi tre settori possono creare denaro, mentre le famiglie e le imprese, per far si che l'economia cresca in modo sostenibile,  lo possono solamente ricevere dagli altri tre settori.
Dice Keen, è oramai dimostrato, nonostante alcuni accademici ancora lo neghino, che le banche creano denaro dal nulla (vedi scheda sul "circuitismo" e report della Banca d'Inghilterra). Il denaro può essere creato anche dai governi quando fanno deficit pubblici, o dal settore estero quando si ha un surplus di bilancia dei pagamenti. Fatta questa premessa, Keen afferma che la condizione di "crescita sostenibile" dei due settori dell'economia privata (famiglie e imprese) si crea solamente se questi sono in surplus, cioè ricevono, da almeno uno dei tre altri settori (banche, Stato e settore estero), più denaro di quello che pagano. Se questa condizione non si verifica, le imprese vanno in crisi e l'economia privata va in recessione. Nel 2008, la crisi è stata determinata dal fatto che le banche, dopo lunghi anni di aumento del credito, hanno all'improvviso smesso di prestare e hanno richiesto un rapido rientro dei crediti concessi. Quindi, da erogatrici nette di denaro per il settore privato, che è la condizione normale affinchè l'economia possa crescere,  si sono trasformate in prenditrici nette di denaro. In questo caso, se non interviene lo Stato, sostenendo l'economia con un deficit di bilancio, cioè crea quella  moneta che il settore bancario ha fatto mancare alle famiglie e imprese, la crisi economica non si risolve e si trasforma in "depressione". La grande differenza tra Stati Uniti ed Europa è proprio questa. La crisi bancaria è nata negli Stati Uniti, ma questi hanno prontamente reagito con imponenti immissioni di liquidità dal settore pubblico, mentre l'Europa ha applicato la ricetta opposta,  imponendo austerità di bilancio pubblico, con conseguente   assorbimento di  ulteriori flussi monetari da un settore privato, già messo a dura prova dalla crisi bancaria. E la crisi si è trasformata in depressione economica. Una depressione che poi ha colpito le aree in modo differente ed iniquo, a causa dei difetti dell'architettura europea. I paesi che avevano subito le conseguenze maggiori della crisi bancaria, le cui economie avevano  subito i maggiori deflussi di liquidità dovuti alle richieste di rientro delle banche, sono stati i più colpiti dalle sciagurate politiche di austerità di bilancio pubblico imposte dall'Europa. Per come è stata architettata male l'Unione Monetaria, anche "il settore estero", che dovrebbe essere il terzo volano da utilizzare per risollevare l'economia, ha funzionato al contrario: i capitali si sono diretti in Germania, fuggendo dai paesi del sud, in mancanza di un meccanismo di garanzia di tenuta dell'Eurosistema, problema ora   in parte risolto dai nuovi poteri dati alla BCE: ma il danno subito dalle nostre imprese rimane! Le economie del Sud stentano inoltre ad esportare e importano troppo perchè l'Euro, anche qui per come è stato costruito,  rimane una moneta per loro sopravvalutata. 
Abbiamo più volte detto che ciò ha determinato, per l'economia Italiana,   una mancanza di liquidità pari ad oltre il 150 miliardi, (70 li hanno tolti le banche e 80 (in tasse aggiuntive) il caro amico Monti, il 10% del PIL: e ti meravigli che l'economia sia andata in depressione?
Se utilizzi l'approccio di Keen capisci la vera natura del problema, che occorre reimmettere subito 150 miliardi di liquidità nell'economia italiana. Se ascolti i prezzolati che ti parlano di riforme e di aggiustamenti  di 5, 10, 20 miliardi, non li considerare credibili!
Nel prossimo futuro l'economia migliorerà, perchè le banche italiane, nei prossimi due anni, riapriranno i rubinetti del credito per circa  70 miliardi (quelli che avevano tolto) e perchè l'Euro finalmente ha raggiunto valutazioni più ragionevoli  e più aderenti alla media delle economie dell'Eurozona.
Ma non vi illudete, l'impostazione eurocratica, teutonica, è ancora intatta, lo dimostrano le ultime vicende greche, e gli 80 miliardi di tasse, non hanno alcuna intenzione di restituirveli. Quando l'economia migliorerà vi ridaranno qualche briciola, che non sarà assolutamente sufficiente a restituire dignità ai cittadini, ai lavoratori e a rendere praticabile l'avvio e il mantenimento di un'attività di libera impresa. I  benefici andranno principalmente alle multinazionali.
Le banche quindi ricreeranno 70 miliardi di liquidità, ma  vanno restituiti subito all'economia privata, sotto forma di abbassamento delle tasse e aumento di spesa pubblica produttiva (esempio: pagamento immediato dei debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese e spese in infrastrutture) anche gli 80 a suo tempo  tolti da Monti. Come fare? Dice Keen, occorre introdurre una moneta interna aggiuntiva all'euro. Mantieni l'Euro per gli scambi internazionali e infracomunitari, ma utilizzi anche una moneta parallela per gli scambi interni (vedi articolo, sempre di Keen:"Leaving Hotel California").
Una ricetta analoga aveva intenzione di applicarla Varoufakis, per la Grecia. Fortunatamente non è  riuscito nel suo intento!
La Grecia, in quanto troppo piccola e debole dal punto di vista economico, si sarebbe sicuramente schiantata contro il muro di ristorsioni dell'UE. E Varoufakis avrebbe fatto dire ai burocrati di Bruxelles: vedete come si finisce se si prova ad andare contro le regole?
Un provvedimento di questo tipo dovrebbe proporlo l'Italia, magari cercando  preventivamente   alleanze in altri paesi.
Dovrebbe convocare un Consiglio UE e dire: "vogliamo riformare l' Euro reintroducendo un po' di flessibilità, in modo tale che un singolo paese, che venga colpito da una grave crisi, possa, per non  farsi distruggere l'apparato produttivo, esercitare  una legittima sovranità monetaria e fiscale. Se lo facciamo con l'accordo di tutti è meglio, ma se questo accordo non si trova, iniziamo  a farlo noi, emettendo la moneta che serve alla nostra economia"
Se non avremo il coraggio di affrontare questo problema in questi termini, continueremo con le manovre di piccolo cabotaggio, con una crescita non sufficiente a ripagare il debito pubblico e alla prossima crisi, l'Europa ci dirà: cari italiani, voi che avete una elevata ricchezza privata, mettete mano al portafoglio e provvedete alla riduzione del vostro debito! Chi pagherà? I soliti noti.       
 
la Redazione 

 
 
 
traduzione di: http://vocidallestero.blogspot.it/2014/07/steve-keen-lettera-aperta-bruxelles.html
Steve Keen - 01 luglio 2014
Steve Keen - 01 luglio 2014

Il Patto Europeo di Stabilità e di Crescita si basa sul principio che la stabilità e la crescita migliorino quando il deficit pubblico viene minimizzato o eliminato. Vorrei che consideraste spassionatamente un argomento che giunge ad una conclusione differente. Potrebbe suonare come qualcosa che avete già sentito da altri ed è già stato confutato. Ma abbiate un attimo di pazienza.

Quando la si considera da un punto di vista strettamente monetario, un’economia può essere vista in termini di cinque settori fondamentali: famiglie, imprese, settore pubblico, banche, e settore estero. Nel focalizzarmi sui flussi di denaro, in questa semplice esposizione mi distanzio dalla teoria economica mainstream in quanto considero le famiglie come composte esclusivamente di lavoratori, mentre unirò le imprese e i loro proprietari in unico “settore delle imprese”, e lo stesso faccio per le banche e i loro proprietari. Inoltre considero la banca centrale come parte del settore pubblico, e ignoro i flussi di capitali e di redditi tra le nazioni.

Né le famiglie né le imprese possono produrre denaro, mentre gli altri tre settori sono potenziali fonti di denaro. Come oggi è ben noto (sebbene la cosa sia ancora contestata da economisti accademici), le banche creano denaro nel momento in cui fanno dei prestiti:

Ogni volta che una banca elargisce un prestito, simultaneamente crea un deposito di valore corrispondente nel conto corrente bancario del debitore, in tal modo creando nuovo denaro. (Relazione trimestrale 2014, primo trimestre, Banca d’Inghilterra, La creazione di denaro nell’economia moderna.)


Anche i governi possono creare denaro nel momento in cui fanno un deficit (se questo è finanziato dalla banca centrale, oppure da titoli venduti alle banche in cambio di riserve eccedenti). Il denaro può essere creato anche facendo un surplus di bilancia dei pagamenti (che in questa semplice esposizione definiremo semplicemente surplus della bilancia commerciale).


Per semplificare la mia argomentazione,  farò le seguenti ipotesi:


•   La spesa pubblica va esclusivamente alle imprese;
•   Le tasse sono pagate esclusivamente dalle imprese;
•   Solo le imprese prendono prestiti dalle banche;
•   Le banche impongono degli interessi sui prestiti, ma non pagano interessi sui depositi;
•  Solo le imprese commerciano con il settore estero, vendendo beni (esportazioni) e acquistando beni (importazioni);
•  All’inizio il settore estero è in equilibrio, pertanto esportazioni ed importazioni si equivalgono;
• All’inizio il settore pubblico è in paregio, pertanto la spesa pubblica equivale alla tassazione.

Queste assunzioni portano allo schema di flussi montari mostrato in Tabella 1.

Tabella 1: Flussi monetari di base
 
 
 
 
Ora presumo che l’economia cresca, e aggiungo la condizione di sostenibilità a lungo termine che sia le famiglie che le imprese abbiano un eccesso di entrate rispetto alle spese nel corso del tempo: esse devono essere in surplus. Le condizioni di sostenibilità a lungo termine perché l’economia cresca sono pertanto:

•    che i salari siano superiori ai consumi;
•    che i profitti del settore delle imprese siano superiori alle spese.

Quando queste ipotesi vengono aggiunte a quelle iniziali (che allenterò più avanti) secondo cui esportazioni e importazioni si equivalgono, e la spesa pubblica è uguale alla tassazione, ci troviamo nella situazione mostrata nella Tabella 2:

Tabella 2: Condizioni di sostenibilità e ipotesi di bilancio imposte sulla Tabella 1
 

Possiamo affinare ulteriormente l'analisi facendo notare che la condizione che le famiglie siano in surplus implica che il flusso in entrata nel settore delle imprese, proveniente dai consumi, sia inferiore al flusso in uscita verso le famiglie sotto forma di salari. Chiamiamo questa differenza il “gap salariale”. Possiamo ora definire una condizione che è necessaria perché il settore delle imprese possa essere in surplus:

•    I prestiti devono essere superiori alla somma di interessi, restituzione dei debiti, e gap salariale

Ciò implica che perché questa condizione sia sostenibile per il settore delle imprese, le banche devono andare in deficit: i nuovi prestiti elargiti dal settore bancario devono essere superiori alla somma di interessi e restituzione dei debiti, per una cifra più alta della differenza tra salari e consumi. Pertanto, per un’economia che cresce, i prestiti devono essere superiori alle restituzioni dei debiti per una cifra superiore alla somma di gap salariale più pagamento degli interessi (con il gap che permette al settore delle imprese di incassare profitti netti).

Questa condizione di sostenibilità aggregata è mostrata in Tabella 3: I prestiti meno le restituzioni dei debiti devono superare il gap salariale più il pagamento degli interessi, se il settore delle imprese deve essere in surplus.

Tabella 3: con le condizioni di sostenibilità imposte
 

Ora sorge la domanda: cosa succede se le banche non si comportano in questo modo? Cosa succede se il credito bancario netto (prestiti meno restituzione dei debiti) è inferiore a questa soglia di sostenibilità. In questo caso, la capacità del settore delle imprese di fare dei profitti scompare, e l’economia va in recessione – il risultato si generalizza alla situazione più generale in cui anche le famiglie prendono prestiti per finanziare i consumi o la speculazione.

Questa non è una situazione ipotetica, perché si tratta precisamente di ciò che ha causato la crisi economica globale. Si è trattato del più grave crollo dai tempi della Grande Depressione, perché il credito netto delle banche è caduto non solo sotto questa soglia, ma sotto lo zero in molti paesi – come gli USA tra la fine del 2009 e il 2011 (Figura 1), e la Grecia a partire dal 2011 (Figura 2).

Figura 1: Variazione del debito privato e disoccupazione negli USA dal 1990: correlazione -0.90

Figura 2: Variazione del debito privato e disoccupazione in Grecia dal 1990: correlazione -0.94

In molti paesi, pertanto, la situazione desiderabile mostrata in Tabella 3 ha lasciato il passo alla situazione indesiderabile mostrata in Tabella 4 (dove ho sostituito “prestiti meno restituzione dei debiti” con “credito netto”). Qui il settore delle imprese sta facendo deficit mentre il settore bancario sta facendo un surplus – e l’attività economica si contrae di conseguenza.

Tabella 4: Un’economia in crisi con un comportamento non sostenibile da parte del settore bancario privato

Come dovrebbero reagire le politiche governative, di fronte a questo? Ci sono due opzioni: o fare deficit (in modo tale che le tasse meno la spesa pubblica sia un valore negativo), o un surplus. L’impatto potenziale del deficit pubblico è mostrato in Tabella 5 – con il governo che fa un deficit sufficientemente ampio, per cui il settore delle imprese può tornare a fare un surplus anche se il credito netto è tuttora negativo.

Tabella 5: Il governo fa deficit in reazione a credito netto negativo

Il caso alternativo – in cui il governo va in surplus come reazione ad un credito netto che diventa negativo – è mostrato in Tabella 6. Avendo cominciato con una situazione in cui il settore delle imprese stava già facendo deficit, il surplus di governo lo spinge verso un deficit ancora più ampio.

Tabella 6: Il governo fa surplus in reazione a credito netto negativo

Queste due alternative nelle politiche economiche hanno impatti drastici sul comportamento del settore delle imprese. Con un settore delle imprese che torna in surplus grazie ad un deficit pubblico sufficientemente ampio, è possibile che anche il credito netto ritorni positivo – perché le imprese sarebbero meno preoccupate del rischio di bancarotta e potrebbero ridurre il livello di restituzione dei debiti (e anche essere disposte a tornare a prendere prestiti). Ma un surplus del bilancio pubblico mantiene sul settore delle imprese la pressione a continuare a ridurre il livello dei debiti.

Anche stavolta non si tratta di una situazione ipotetica: essa descrive molto accuratamente la differenza tra ciò che è accaduto negli USA (dove il deficit di governo è aumentato ed è rimasto elevato durante la crisi) e l’Europa (dove l’enfasi è stata messa sull’austerità del bilancio governativo al fine di ridurre il debito pubblico). Il deficit pubblico degli USA è aumentato durante la crisi, ed è rimasto elevato fino al momento in cui il settore privato ha iniziato nuovamente ad assumere prestiti (vedi Figura 3).

Figura 3: Il deficit pubblico degli USA aumenta fino a che il rientro dal debito del settore privato termina

Al contrario, il settore privato greco ha continuato il suo rientro dal debito – perché l’austerità imposta dal Patto di Stabilità e Crescita imponeva di fare così (vedi Figura 4).

Figura 4: Il settore privato greco continua nel rientro dal debito sotto le politiche di austerità

Nel modello stilizzato ma realistico che abbiamo delineato fin qui, il solo modo in cui l’approccio del surplus governativo rappresentato in Tabella 6 può essere compatibile con un ritorno del settore privato al surplus, è se l’avanzo delle partite correnti compensa il surplus fatto sia dal settore bancario che dal governo – come in Tabella 7.

Tabella 7: Il solo modo perché il surplus di banche e governo sia compatibile con il surplus del settore delle imprese

Tuttavia ci sono due ovvi problemi in questo – un problema generale, e uno specifico dell’UE. Per prima cosa, il settore estero è necessariamente un gioco a somma zero a livello globale – la somma dei saldi con l’estero di tutti i paesi deve essere zero (a differenza del caso del settore bancario e governativo, dove i livelli globali di debito privato e pubblico possono complessivamente aumentare o diminuire). In secondo luogo, un modo fondamentale in cui un paese può generare un surplus di bilancia dei pagamenti è attraverso l’impatto a medio termine di una svalutazione. Ma i paesi dell’eurozona non possono svalutare. Così, mentre il saldo delle partite correnti in Grecia è migliorato, questo non è comunque stato sufficiente per contrastare l’impatto di un forte rientro dal debito da parte del settore privato (vedi Figura 5).

Figura 5: Un miglioramento nelle partite correnti in Grecia non ha compensato il rientro dal debito del settore privato

La grave situazione greca sotto le politiche di austerità dell’UE contrasta fortemente con la situazione attuale dell’America. Il tentativo fatto da Bruxelles di raggiungere la situazione mostrata in Tabella 7 – dove tutti i settori sono in surplus – è fallito. La somma delle variazioni nei debiti privati e pubblici più il surplus delle partite correnti è stata fortemente negativa, in Grecia, dal 2012, e certo ben al di sotto della soglia del “gap salariale più il pagamento degli interessi” identificata nel semplice modello che abbiamo delineato. Il risultato è stato che la Grecia è caduta in una Grande Depressione.

L’America, al contrario, ha mantenuto un deficit aggregato dei tre settori che generano denaro – le banche, il governo, e il settore estero – il che ha permesso che i due settori che utilizzano il denaro mantenessero i propri surplus (vedi Figura 6). Sebbene insufficiente a prevenire una grave recessione, si è impedito che la recessione diventasse una Grande Depressione.

Figura 6: Una situazione aggregata espansiva per gli USA a confronto con la grave contrazione della Grecia
 

Non c’è dubbio che la situazione economica globale attuale sia ben lontana da una situazione ideale: Non si sarebbe mai dovuto permettere che l’economia cadesse nella trappola del debito privato che ha causato inizialmente la crisi. Ma dal momento che questo è successo, la politica assennata da perseguire è quella mostrata in Tabella 5: il governo deve fare deficit per contrastare il surplus del settore bancario. Le politiche perseguite dall’UE, che sono mostrate in Tabella 7, sono insostenibili e hanno trasformato una crisi pesante in una Grande Depressione. Devono pertanto essere abbandonate per fare in modo che il deficit pubblico contrasti ed infine capovolga il rientro dal debito del settore privato.

Nel lungo termine, l’obiettivo politico dovrebbe essere quello di raggiungere la situazione mostrata in Tabella 8: Sia il settore bancario che il governo sono in deficit, mentre famiglie e imprese sono in surplus, e il settore estero dovrebbe rimanere in pareggio.

Tabella 8: La condizione desiderabile di deficit e surplus
 
 
 
 

Questa situazione ideale è remota per quasi tutti i paesi del mondo. Ma l’UE dovrebbe fare la prima mossa, e realizzare una spesa a deficit da parte dei suoi governi, così che nel sud dell’Europa il rientro dal debito del settore privato possa terminare, e si possa finalmente uscire dalla Grande Depressione determinata dalle sue politiche.